CESSSSS… MORTO A DODDORE NE E’

Questa volta Doddore Meloni ha esagerato. Nel senso che ha chiesto troppo a tutti, a sé stesso in primis e a tutti gli altri a seguire, dai mezzi di informazione ai magistrati, al sistema penitenziario. Inoltre, tanto per essere chiari, avrebbe fatto meglio a farsi assistere da un buon avvocato, non da Cristina Puddu, a dir poco professionista mediocre, che avrebbe dovuto dirgli chiaro e tondo come stanno le cose: che ottenere i domiciliari con uno sciopero della fame è impossibile, visto che il sistema carcerario non se lo può permettere; se gli avessero concesso di andare a casa, tutto il penitenziario di Uta si sarebbe immediatamente rifiutato di mangiare e sarebbe scoppiato un macello.

C’è anche da dire che Doddore Meloni era un istrionico clown, un pagliaccio capace di catalizzare l’attenzione dei media, ma non è un buon motivo per non riflettere con attenzione su un dato che di sicuro non verrà considerato: che lo Stato lo teneva in custodia e lo stesso Stato ha scelto di lasciarlo morire. Lo ha deciso con freddezza mettendo sui piatti della bilancia la vita di un detenuto contro la possibilità di dover gestire una situazione di crisi in una casa di pena. E la vita, pare, conta meno.

Cos’è successo “davvero”? Che Doddore ha pensato di ripetere lo scherzetto di tanti anni fa (quando lo nutrirono a forza e sopravvisse) ma non ha tenuto conto che a 75 anni il fisico non è lo stesso; per cui ci ha lasciato le penne.

E il Direttore di Uta ha pensato o stesso: che Doddore stava ripetendo lo scherzo di tanti anni fa e neppure lui ha notato che un settantacinquenne corre ben altri rischi.

Hanno sbagliato in due e tra loro non ce ne sarà uno che si rammaricherà per l’accaduto: Doddore perché è morto, il Sommo Direttore perché se ne batterà allegramente le palle. Di carcerati suicidi ce ne sono tanti, uno in più non fa notizia (né macchia il curriculum). Neppure se questo si è suicidato sotto gli occhi dello Stato che stava a guardare.

Infine, se di Doddore indipendentista non si può dire che peste e corna, un inutile pagliaccio alla ricerca del proprio interesse, in compagnia di tutti coloro che si richiamano al nazionalismo sardo, nessuno escluso, ben altro si deve dire del carcerato, suicidato dallo Stato con l’arma del disinteresse.

Sarebbe una vera vittoria per Doddore se la sua morte servisse a riflettere sulla galera, sulla sua palese inutilità e sostanziale disumanità. Che un essere umano di 75 anni, in carcere per evasione fiscale, venga lasciato morire così è terribile e su questo – non sulle stronzate nazionaliste – dovremmo riflettere tutti. E non poco.

 

 

 

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